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PARLAMI DI TOLE...Intervista a Raffaele Gesuelli

gesuelliPARLAMI DI… TOLE

 

Oggi abbiamo incontrato un rappresentante del Settore Giovanile, l'ultimo per questa stagione e che ricopre all'interno dell'US Tolentino sia il ruolo di allenatore della squadra Juniores che quella di responsabile marketing nonché sempre in prima linea negli eventi che ci riguardano. Il suo nome è Raffaele Gesuelli e andiamo subito a conoscere la sua esperienza legata ai campi da calcio e non.

 

Ci racconti qual è stato il tuo percorso nel mondo del calcio?

Dopo aver giocato qualche anno, senza grandi doti e solo per divertimento con l'Elfa, Caldarola e Sforzacosta, nel 1996 ho accettato con un pò di sorpresa l'invito che mi fu fatto da un mio grande amico quale era Giulio Chierici e che allora rivestiva un ruolo di responsabile all'US Tolentino 1919 per aiutare ad allenare i Pulcini. Da lì ho cominciato e sono restato fino al 2000 quando sono andato a Caldarola per restare quattro stagioni con gli Allievi. E' iniziata poi una seconda fase dove ho fatto il vice allenatore per nove anni, dapprima nuovamente in casa cremisi poi due anni con la Berretti, ho proseguito al Monturano in Eccellenza e successivamente sei stagioni al Corridonia tra Promozione ed Eccellenza. Nell'estate di tre anni fa ho avuto l'occasione di riavvicinarmi nuovamente a questa Società, della quale sono tifoso fin da bambino quando andavo insieme a mio zio Piero a vedere le partite e ho avuto l'onore e la fortuna di poter allenare per tre stagioni la Juniores cremisi.

Hai vissuto da allenatore sia il mondo dei "grandi" che quello della scuola calcio. Quali le differenze e quale dei due preferisci?

Le differenze tra i due mondi sono enormi ed è giusto che sia così, le prime squadre sono indissolubilmente legate al risultato e questo condiziona moltissimo i giudizi, nel settore giovanile si dovrebbe puntare in maniera specifica sulla crescita dei ragazzi lavorando in maniera particolare sulla tecnica individuale senza la quale giocare diventa molto complicato. Se dovessi esprimere una preferenza tra i due farei molta fatica, io sono un appassionato di questo gioco, entrambi i mondi hanno degli aspetti stupendi che vale la pena sia di conoscere, che di sperimentare. 

Come si è concluso il campionato della Juniores? Siete riusciti a mantenere l'imbattilità di cui ci avevano parlato i tuoi Capitani nel Parlami di Tole di febbario?

Quest'anno siamo partiti con qualche difficoltà rispetto ai due campionati precedenti, dopo tre giornate eravamo ultimi da soli con zero punti, ma grazie ad un patto che abbiamo stilato con i ragazzi, abbiamo cominciato un inseguimento che ci ha portato ad essere in lotta fino all'ultima giornata per la vittoria del campionato. Siamo arrivati terzi a due punti dalla prima. Una bella prova di maturità di tutto il gruppo​ e soprattutto la dimostrazione che, saper convogliare le proprie energie e le proprie volontà verso un obiettivo definito, aiuta a raggiungerlo e dimostrazione ne è il fatto che siamo rimasti imbattuti nelle ultime 17 partite con 15 vittorie e due soli pareggi.

Durante ogni manifestazione extra calcistica dei cremisi sei quello che si occupa all'intrattenimento. Da dove nasce questa tua passione?

Da dove nasca esattamente non saprei dirtelo, di sicuro, avendo un papà che ha l'hobby del teatro ho iniziato a recitare fin da bambino. Ho fatto alcuni anni la scuola di recitazione di Saverio Marconi e quindi ho rotto la paura del pubblico fin da subito poi negli anni, soprattutto per motivi professionali, ho avuto modo anche di apprendere e sviluppare alcune tecniche del public speaking che comunque mi aiutano e poi, quella sana dose di incoscienza e di voglia di divertirsi che serve sempre.

Da piccolo frequentavi la tribuna cremisi, negli ultimi anni si è registrato un calo del pubblico. Secondo te perchè e cosa si potrebbe fare per renderlo nuovamente folto come un tempo?

La soluzione a questo problema è molto complessa. Il calo degli spettatori in Italia è generalizzato, al di là di alcune partite di cartello della serie A ormai gli stadi sono ovunque semi deserti, si potrebbe parlare di stadi scomodi, della pay per wiev, etc, tutti motivi che allontanano gli spettatori. Di certo, però, manca quella sana e genuina passione di una volta dove, forse, c'era solo il calcio come aggregatore. Probabilmente oggi si dovrebbe unire lo spettacolo della partita a manifestazioni collegate che contribuiscano ad avvicinare altre persone allo stadio o a risvegliare vecchi amori.

Quali sono le tue passioni fuori dal campo?

Ho la fortuna che il mio lavoro mi permette di incontrare e confrontarmi sempre con moltissime persone interessanti e anche questa è una mia grande passione. In realtà ne ho moltissime, la mia famiglia, di certo quella più grande. Il calcio è una di queste, inoltre canto in un coro per il quale mi occupo anche della parte organizzativa dei vari concerti in giro per l'Italia e anche in Europa. Mi piace molto il teatro, purtroppo vado troppo poco al cinema, mi piace andare a sciare, leggere, più come approfondimento che come passatempo, in particolare manuali sulla crescita personale, biografie di personaggi importanti o raramente qualche saggio.
Forse per questo motivo dormo poco, perché ho la mente sempre impegnata a pensare a qualcosa di nuovo da fare.

 

Ringraziamo mister Gesuelli per la sua immancabile precisione e disponibilità e gli facciamo un grosso in bocca al lupo per il suo futuro calcistico e non solo, dati i suoi molteplici interessi. Che sia sempre da esempio per i suoi giocatori come tecnico ma ancor più come persona sempre pronta a misurarsi in mondi diversi perchè è importante per i giovani sapere che esistono ancora persone che curano “vecchie” passioni.

 

Coralla Meo

 

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